giovedì, 18 giugno 2009, ore 17:45

boatos di gioventù

da tempo non formulavo pensieri al sapore di doppio malto.

mi è sembrato di tornare a un bel periodo dell'annodomini duemilasette, quando ancora la città era mistero e labirinto, ci si spostava solo a piedi o col tassì - adesso giro agevole, o quasi, in bicicletta e mezzi vari, per le vie di un luogo che per legge ovvero atto amministrativo è diventato la residenza legale e fiscale e quant'altra-le della sottoscritta -, alla ricerca di un equilibrio giusto tra solipsismo e vita sociale.

e insomma ecco che ieri, zavorrata dalla sempiterna borsa, sgusciavo per le vie della Capitale stretta tra il lavoro (che amo, adoro, venero sempre più) e il restodelmondo, a godermi l'ora blu tra i vicoletti e arrampicare lo sguardo sui pergolati, sui marmi, su angoli segreti.

e mi sono sentita piccina picciò, come se fossi appena giunta nella grande capitale.

e ho bevuto una scotch ale che fino a settembre era pura tempra ma che oggi, con il rinsecchimento colossale e l'incombente trentesimo, sulla sottoscritta ha l'effetto di uno tsunami.

e allora parlo, e penso, e parlo senza pensare, e mangio insalata alla cipolla e forse ho parlato così tanto da strapensare, stamattina, e pentirmene: godo del solipsismo temporaneo, purché temporaneo sia.

e allora nuoto, nuoto con voracità perché l'acqua porti via ogni lacrima inferta dalla lontananza, daquel male assoluto con cui non credevo mai di dover combattere. Piango perché mi mancate tanto e solo così percepisco il desiderio di starsi accanto, la paura che la distanza o le incombenze quotidiane mi facciano dimenticare che io sono, perché voi siete.

e piango di rabbia perché ci tocca quasi sempre aver paura per amare, o capire di amare profondamente.

piango perché alla fine non sono a casa, come avevo suggerito alla signorina del Master nel lontano aprile duemilatré, perché semplicemente non voglio ritornare. Mi prendo solo il buono dell'appartenere e me lo porto in giro ad affascinare i giovani pavesi e la curiosità camilleriana degli amici.

se andrò all'inferno sarà per l'uovo delle meraviglie del dottor P. e perché nella mia vita c'è stata un'acerrima inimicizia. Non penso di averla avuta vinta, fuggendo ed ottenendo risultati con le sole forze della fatica. Oggi penso che ha vinto la controparte e tutti quelli che pensano, agiscono e vivono come la controparte. Mi piacerebbe saper perdonare o dimenticare, ma non ci riesco.

vorrei avere una gru esistenziale così grande da portare qui tutte le persone che amo e che mi sono lasciata indietro. Anzi, vorrei portarmele appresso ovunque sia, perché oggi come non mai non appartengo a nessun luogo.

 

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